Investire in Criptovalute in modo consapevole: istruzioni per l’uso.

Investire in Criptovalute in modo consapevole: istruzioni per l’uso.

Mario Sorrentino

Negli ultimi 3 anni il mercato delle Criptovalute è in fermento, in parte per l’hype generato dal mondo social, in parte per la loro caratteristica di essere strumenti esclusivamente digitali in un’epoca in cui il digitale sta tracciando nuove rotte per il futuro.

Come per ogni strumento in fase di “boom”, sono molte le informazioni fuorvianti che si diffondono e creano confusione nella mente dei risparmiatori.

Cerchiamo di fare chiarezza!

Indice dei contenuti

Come si determina il prezzo di uno strumento finanziario

Al di là di discorsi futuristici e fumosi, il prezzo di qualsiasi strumento finanziario si determina come la somma della realtà + le aspettative del mercato sullo strumento stesso. In sostanza, una parte del prezzo dello strumento si basa sul contesto corrente in termini di dati economici/tecnici mentre l’altra parte è condizionata dagli scenari futuri.

Da un punto di vista di evoluzione del prezzo di un asset nel tempo, sono le aspettative ad avere maggiore peso.

Dunque, se il contesto corrente è positivo per lo strumento, ma si verifica un evento per cui gli scenari futuri non sono rosei, il suo prezzo tenderà a diminuire. Ecco perché spesso a seguito di una notizia positiva nel breve, il prezzo di uno strumento tende a scendere, appunto poiché si ritiene che abbia raggiunto l’apice e, date le aspettative negative per il futuro, il mercato preferisce venderlo piuttosto che acquistarlo.

Anche per le valute (€, $, ecc.…) vale lo stesso discorso, con la differenza che ci sono gli Stati che ne garantiscono il valore legale e le Banche Centrali (FED, BCE…) che ne regolano la quantità con le loro politiche monetarie, allo scopo di preservare la stabilità dei prezzi.   

Infatti, in situazioni di recessione le Banche Centrali immettono moneta sul mercato per stimolare la crescita economica (più gente ha accesso al denaro attraverso finanziamenti perché costa meno essendocene di più), viceversa in situazioni di eccessiva crescita, in modo tale da controllare i prezzi ed evitare un’inflazione eccessiva che paralizzerebbe l’economia (meno gente acquista beni perché costano troppo).

Come considerare le Criptovalute

Cosa sono le Criptovalute? Innanzitutto, è importante chiarire che le Criptovalute sono asset digitali, cioè non sono tangibili ma nascono da una successione di sequenze algoritmiche. Le principali Criptovalute sono Bitcoin ed Ethereum, di cui la prima è la principale ed è prodotta da “miners” (“minatori”), cioè informatici/matematici/programmatori che creano Criptovalute risolvendo calcoli computazionali sempre più complessi e vengono premiati tramite l’assegnazione di uno o più Bitcoin.

È nel premio che risiede il meccanismo della formazione del prezzo: ogni 4 anni (periodi di “halving”) viene ridotto il premio riconosciuto ai minatori in termini di Bitcoin attribuiti ad ognuno, in modo tale che venga prodotto un numero sempre inferiore di Bitcoin e lo stesso non possa essere oggetto di svalutazione.

In parole semplici: meno Bitcoin ci sono, più il prezzo aumenta e viceversa, secondo la classica legge della domanda e dell’offerta.

Come investire sulle Criptovalute in modo consapevole

Spesso leggiamo titoloni del tipo: “è il momento del Bitcoin” oppure “investire in Cripto fa diventare ricchi”, rischiando di perdere il focus che deve guidare chiunque soprattutto quando si investe in particolare in asset altamente rischiosi in termini di oscillazioni (il prezzo del Bitcoin è crollato anche del 70%).

Tuttavia, la prima valutazione che un risparmiatore dovrebbe fare è: che tipo di strumento è il Bitcoin? Che futuro ha? La risposta è: il Bitcoin è un asset il cui futuro non si sa di preciso quale possa essere (come invece sappiamo che un’azione è un pezzo di un’azienda, un’obbligazione è un pezzo del debito di un’azienda o di uno stato, ecc.…) e questo incide molto sulla sua percentuale ideale all’interno di un portafoglio. Questo perché il suo movimento allo stato attuale lo rende uno strumento altamente speculativo, che accentua di gran lunga il movimento dell’indice tecnologico Nasdaq senza averne però gli stessi scenari rosei(ricordiamo che da un punto di vista puramente economico il Bitcoin non ha avuto alcuna apertura dagli Stati), rappresentando così un qualcosa di diverso, sia dalle valute (che per natura non possono avere oscillazioni troppo forti su un arco temporale di lungo termine), che dall’oro (il cui prezzo non mostra le oscillazioni importanti delle Cripto e soprattutto è detenuto dagli Stati in qualità di riserva di valore) .

Non è possibile però negare che il mercato ha evidenziato una crescita enorme di Bitcoin, alimentata perlopiù da alcuni fattori tecnici nonché speculativi che devono essere ricordati: terzo dimezzamento dei Bitcoin sul mercato (halving) ad aprile; conseguente inflazione programmata e discendente a fronte di un’inflazione costante a cui sono soggette le valute tradizionali, aziende di mining che stanno chiudendo accordi con centrali di energie rinnovabili in modo tale da rendere la creazione di Bitcoin più sostenibile e meno energivora.

La riflessione che però va fatta in relazione al fatto che il Bitcoin possa un giorno essere accettato come strumento di pagamento o comunque rappresentare una riserva di valore al pari dell’oro è la seguente: nel 1971 fu abbandonato il Gold Exchange Standard, sistema secondo il quale le valute erano convertibili in oro, e fu inaugurato il sistema delle valute FIAT, secondo il quale il valore legale di una moneta è garantito dagli Stati, nei quali i cittadini ripongono la loro fiducia affinchè controllino la svalutazione delle valute stesse, dinamica totalmente assente nel mondo Cripto che nasce per essere “decentralizzato” dagli stati.

Questo aspetto è quello che incide più di tutti sulla possibilità di utilizzo di Bitcoin come mezzo di pagamento, per cui da qui nasce l’importanza di impiegare solo una piccola parte dei propri investimenti in una forbice che può andare dal 2% al 5% dei propri risparmi sulla base della propria tolleranza alle oscillazioni e, nel caso specifico, alla possibilità che la somma impiegata in Cripto possa azzerarsi. L’approccio dunque deve essere quello di considerare la percentuale destinata alle Cripto come una somma che si è disposti a perdere, proprio perché allo stato attuale si tratta di speculazione piuttosto che di investimento.

Materialmente, se si vuole valutare l’inserimento di BTC in portafoglio, è possibile esporsi in modo coscienzioso al trend dei Bitcoin e delle Criptovalute in generale acquistando quote di fondi di investimento oppure azioni delle aziende quotate a Wall Street che producono BTC, quali Marathon Digital Holdings Inc., CleanSpark Inc, Riot Platforms Inc tra le principali. È importante sapere però che acquistando azioni delle aziende che fanno mining, ci si espone ad un rischio maggiore e quindi a maggiori oscillazioni rispetto al Bitcoin in sé per sé , poiché si sopporta anche il rischio d’impresa.